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  • 7 feb 2026
  • Italia
  • Redazione

Don Max: solo la fedeltà genera futuro

Il Casante, in occasione della celebrazione dei cinquant'anni di professione religiosa di don Ivo e don Waldemar, riflette nella sua omelia sul senso di una vita intera donata a Dio: un cammino di «fedeltà logorata dal tempo». Questi cinquant'anni, sottolinea don Max, rappresentano una «testimonianza consegnata» alle nuove generazioni: la prova vivente che «solo la fedeltà genera futuro» e che, ancora oggi, vale la pena restare miti, poveri e liberi.


LA FEDELTÀ LOGORATA DAL TEMPO

Il Vangelo di oggi non racconta un martirio eroico, ma una fedeltà logorata dal tempo. Giovanni Battista non muore in un gesto solenne, ma dopo aver atteso, dopo essere stato messo da parte, dimenticato, rinchiuso. Muore perché non ha mai smesso di essere se stesso, nemmeno quando la sua voce non serviva più a nessuno.

È questo il punto decisivo del Vangelo: Giovanni non perde la vita per un’azione straordinaria, ma perché rimane fedele alla verità giorno dopo giorno, finché quella verità diventa scomoda.

Cinquant’anni di professione religiosa nascono esattamente qui. Non in un entusiasmo iniziale, non in una promessa detta una volta per sempre, ma in una fedeltà che attraversa il tempo, che resiste quando non ci sono risultati, quando il ruolo cambia, quando l’utilità sembra finita.

Giovanni Battista non smette di essere profeta quando perde il pubblico. Erode lo teme non per ciò che fa, ma per ciò che è diventato: un uomo libero, non ricattabile, non manipolabile. E questa libertà ha sempre un prezzo.

UNA VITA CONSEGNATA

Don Ivo, don Waldemar, oggi la vostra professione non è accostata al Vangelo per analogia, ma per identità profonda. Perché anche voi avete attraversato stagioni diverse, momenti di luce e di ombra, tempi in cui la fedeltà non aveva nulla di eroico e molto di quotidiano, di nascosto, di faticoso.

Qui risuona con forza la sapienza spirituale di San Giovanni Calabria, che ci ha insegnato che la Provvidenza non elimina la prova, ma rende feconda una vita che non si ritira. La fedeltà, per don Calabria, non è rigidità: è restare consegnati a Dio anche quando non si capisce.

E arriviamo così al cuore di questa celebrazione. Cinquant’anni di professione religiosa non sono questo: non una carriera, non una strategia di sopravvivenza, ma una vita che ha accettato di perdere qualcosa per restare vera.

Don Ivo, don Waldemar, oggi la Chiesa e l’Opera non vi ringraziano solo per ciò che avete fatto, ma per ciò che siete diventati. Per una fedeltà attraversata da stagioni diverse, da notti, da silenzi, da decisioni prese senza applausi.

SOLO LA FEDELTÀ GENERA FUTURO

Giovanni Battista muore nel buio di una prigione, ma il suo nome continua a vivere. Erode resta potente… ma vuoto. Perché solo la fedeltà genera futuro.

Cinquant’anni non sono il traguardo. Sono una testimonianza consegnata alle nuove generazioni: vale la pena donare la vita, vale la pena restare, vale la pena essere miti, poveri, liberi.

Oggi non celebriamo due uomini “arrivati”, ma due uomini che ancora credono. E questo è il miracolo più grande. Grazie, don Ivo. Grazie, don Waldemar. La vostra vita continua a parlare. E noi, ascoltandola, ritroviamo il coraggio di essere veri.

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