•   Agorà  viene da  ἀγείρω (= raccogliere, radunare) ed è il termine con il quale nell’antica Grecia si indicava la piazza principale della polis, della città, in cui si viveva la vita comune; e lo scopo principale è quello di “raccogliere, radunare” una Famiglia che può anche vivere vicino, ma non necessariamente “radunata”;

•   Quella piazza circolare è l’Agorà della nostra Famiglia Calabriana, ma per scendere in piazza io devo essere disposto di uscire dalle Case in cui sono rinchiuso. Non sono più parte solo di una “casa” ma sto su una piazza comune…;

•   In questa piazza ci sono tante espressioni di diversi colori, e non ce n’è uno più importante dell’altro, ma ciascuno ha la sua identità, che non si perde in un colore unico;

•   Non tutti i punti sono colorati, ce n’è anche qualcuno nero, che rappresenta le aree di difficoltà, di “mancanza” di qualcosa che ancora deve venire;

•   Alcune di queste espressioni sono più grandi, altre più piccole, altre piccolissime… Non è importante, ciascuna contribuisce a rendere quello spazio comune più bello;

•   I colori richiamano anche la diversità dei fiori di quel giardino, sotto lo stesso sole della paternità di Dio, e quella Agorà è e continua ad essere una aiuola di quel giardino speciale…

•   La scritta “Agorà” è con il colore bianco, e la luce bianca è la somma di tutti i colori dell’iride, e rappresenta la comunione, che per essere vera non è “sporcata” da un colore prevalente, ma sa miscelare tutte le componenti, con la loro specificità;

•   Il bordo della piazza non è definito, non è chiuso, ma è aperto ad accogliere, ad “includere” sempre nuove espressioni della Famiglia Calabriana.